Borneo – sulle tracce di Beccari

Nella seconda metà dell’Ottocento il naturalista fiorentino Odoardo Beccari intraprese alcune delle più straordinarie spedizioni scientifiche nel Sud-Est asiatico. Tra il 1865 e il 1878 attraversò più volte le foreste del Borneo malese, allora quasi completamente inesplorate per la scienza occidentale, documentando una biodiversità che avrebbe contribuito in modo decisivo alla conoscenza della flora e della fauna tropicale.

Beccari descrisse centinaia di specie vegetali e animali, raccolse collezioni naturalistiche oggi conservate nei principali musei europei e lasciò diari di viaggio che ancora oggi restituiscono l’immagine di una foresta primordiale, vasta e misteriosa. In quelle pagine si mescolano rigore scientifico, spirito di esplorazione e un senso quasi romantico della natura selvaggia.

L’idea di questo progetto nasce da Claudia. È stata lei, per prima, a suggerire di tornare nel Borneo con lo sguardo rivolto alle tracce lasciate da Beccari, provando a rileggere quei luoghi con gli occhi di chi, più di un secolo fa, li attraversò per raccontarli al mondo. Io sono stato coinvolto quasi senza accorgermene, e da quel momento ne sono rimasto profondamente rapito.

Questa galleria nasce proprio da quel tentativo – inevitabilmente parziale ma profondamente sentito  di ripercorrere alcune delle tracce lasciate da Beccari nelle foreste del Borneo malese. Negli ultimi anni sono tornato più volte in questi luoghi, muovendomi spesso in solitudine lungo fiumi, sentieri e frammenti di foresta primaria. Un viaggio che, in realtà, è sempre stato condiviso con Claudia: presenza discreta ma fondamentale, compagna di esplorazioni e di sguardi.

Le immagini raccolte qui sono frammenti di quell’esperienza.

Sono incontri fugaci e talvolta inattesi con la fauna della foresta tropicale: le eleganti sagome delle scimmie nasiche lungo i fiumi, i langur che si muovono silenziosi nella volta arborea, il canto lontano dei gibboni all’alba. Ci sono i serpenti mimetici delle foreste pluviali, come le pit viper che attendono immobili tra foglie e rami, e gli incontri rari con alcuni dei simboli più enigmatici del Borneo, come l’elusivo orangutan o gli elefanti pigmei che attraversano lentamente le radure lungo i corsi d’acqua.

Accanto ai grandi mammiferi compaiono anche i dettagli più minuti della foresta: funghi bioluminescenti che emergono dal buio del sottobosco, insetti notturni, licheni, tronchi ricoperti di vita. Elementi che ricordano come l’ecosistema della foresta tropicale sia una rete intricata di relazioni, dove ogni organismo – dal più grande al più microscopico – occupa un ruolo fondamentale.

Non si tratta di un lavoro sistematico né di un inventario naturalistico, ma piuttosto di un diario visivo, costruito viaggio dopo viaggio, dove fotografia, osservazione naturalistica e memoria storica si intrecciano.

Camminare oggi nelle foreste del Borneo significa inevitabilmente confrontarsi anche con ciò che è cambiato: la pressione della deforestazione, la frammentazione degli habitat, la crescente fragilità di questi ecosistemi. Eppure, nonostante tutto, esistono ancora luoghi dove la foresta conserva una dimensione antica, quasi immutata, e dove è possibile immaginare – almeno per un momento – lo stesso stupore che dovette provare Beccari più di centocinquant’anni fa.Questa galleria è dedicata a quel senso di continuità tra passato e presente, tra esplorazione scientifica e ricerca personale.
Un piccolo omaggio alla foresta del Borneo, ai suoi animali, e allo spirito curioso e inquieto degli esploratori che hanno cercato di comprenderla.

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